A lezione di teatro, in giardino

Data: 19/05/2021

lezione di teatro

Tutti i segreti del teatro in una lezione. E per di più all’aria aperta. La classe 2B della secondaria Salvo d’Acquisto ha approfittato di una conoscenza “di peso”, un’attrice che è mamma di un’alunna e per di più docente in un’altra scuola mestrina. È così che Silvia Piovan, martedì 18 maggio, è “salita in cattedra”, rigorosamente all’aria aperta per rispettare le norme Covid, nel giardino della scuola.

Agli alunni disposti a semicerchio sull’erba (una modalità che in qualche modo ricorda i teatri greci...) ha condensato in pochi minuti secoli di storia del teatro. Ha chiesto loro cosa evoca la parola teatro. Ha dato un saggio del mestiere di attrice, leggendo un monologo tratto da Le beatrici di Stefano Benni. Ha spiegato e fatto sperimentare cos’è una performance teatrale. Ha fatto capire in cosa consista il mestiere di attore, che mette in campo il corpo e si nutre di respiri ed emozioni. Ha analizzato con gli alunni un micro dialogo teatrale, prima di lasciar loro dei materiali per lavorare in classe e a casa.

Gli alunni si sono lasciati coinvolgere, partecipando al dialogo e alla performance. Incuriositi da un mondo finora poco conosciuto, che hanno potuto toccare con mano.

Timida da giovane, a scuola. Fino a quando ha deciso: «Un giorno sfiderò me stessa». Silvia Piovan ne ha fatta di strada da quella volta. E oggi, da attrice professionista, si racconta davanti a una classe.

«Ero all’università e ho avuto la possibilità di essere di aiuto a compagnie teatrali molto prestigiose, che venivano da tutta Europa, per un grande festival, la Biennale Teatro. Ho conosciuto un regista lituano e ho cominciato a seguire la sua compagnia. È stato allora che mi sono detta: voglio diventare una professionista come questi attori, bravissimi: sapevano usare il corpo, la voce; sapevano cantare e danzare, facendo cose meravigliose. Allora, finita l’università, ho fatto il provino per entrare all’accademia di teatro di Udine, per diventare attrice. Si studia la storia del teatro e la pratica teatrale. Si conosce il proprio corpo, la voce, le emozioni e i testi teatrali. E quando si esce si è pronti per lavorare in teatro».

È diverso il mestiere di attore per il cinema rispetto a quello di attore per il teatro?

È diversa la pratica e la recitazione. Nel cinema la ripresa spesso è molto ravvicinata e l’attore gioca molto con lo sguardo. Inoltre, bisogna essere il più naturale possibile. A teatro, siccome l’emozione deve arrivare più lontano, si devono amplificare l’espressività e la voce. E poi, mentre in teatro l’attore si prepara per un mese perché poi in teoria non può sbagliare, e se sbaglia improvvisa, nel cinema se l’attore sbaglia si mettono a ridere, si taglia la scena e si ricomincia.

Qual è lo spettacolo più importante che ha fatto?

Si intitola “Sette minuti”. È uno spettacolo che parlava di questioni di lavoro. La regia è di Alessandro Gassman e ho recitato al fianco di Ottavia Piccolo. E poi ne ho fatti molti altri, con testi altrettanto importanti...

Si diventa ricchi facendo teatro?

Gli attori di teatro più famosi hanno delle paghe più alte. Ma rispetto al cinema il teatro non ha lo stesso compenso dell’attore cinematografico. Messi peggio degli attori sono i danzatori...

Gli attori di teatro devono portare in giro i loro spettacoli. È una vita sempre in movimento, da nomade?

Esatto. L’attore di teatro va in tournée. Mentre un tempo uno spettacolo rimaneva anche un mese nello stesso posto, oggi, se va bene, rimane cinque giorni. Poi si smonta tutto e si va nel teatro di un’altra città. Di solito sono sei mesi di tournée. Mia figlia, da piccola, la portavo con me. La allattavo prima di andare in scena e, quando finiva lo spettacolo, me la riprendevo e andavo in albergo. È una vita difficile. Il lavoro di un attore di teatro è un lavoro che tempra. Devi imparare a gestire lo stress. Sei sempre fuori casa, ha incidenti di tutti i tipi, fai tardi la sera. Devi imparare a gestire le tensioni e lo stess.

È stata difficile quest’anno con i teatri chiusi?

Decisamente. Per tutte le maestranze: non ci sono solo gli attori, ci sono anche i tecnici. Per lungo tempo ci siamo trovati senza lavoro. Anche perché siamo una categoria poco tutelata, non è garantita neanche la maternità. Per il Covid lo stato ci ha sostenuto, ma i teatri sono stati i primi ad essere chiusi. Da tanto tempo è un settore in sofferenza.

Su cosa sta lavorando adesso?

Sto portando in giro uno spettacolo scritto, diretto e interpretato da me. Racconto la vita di una poetessa che ha vinto il premio Nobel, una poetessa polacca. Si chiama Wisława Szymborska e io racconto la sua vita, mescolando il racconto della vita e le sue poesie.