Truccolo, Fazioli, Trocchia: tre sportivi si raccontano

Data: 17/05/2021

Filippo Fazioli

Per celebrare le giornate dello sport il professore di educazione fisica Gianluca Marton ha organizzato, per le classi terze, alcuni incontri con atleti professionisti. Durante questi incontri abbiamo potuto ascoltare le loro esperienze, approfondire i valori del loro sport e scoprire quali sono le passioni e le opinioni degli atleti tramite alcune domande. Abbiamo infine deciso di comporre delle interviste, formata da domande di tutti i membri della classe su vari argomenti. Ecco qui quindi le nostre domande per gli atleti che abbiamo potuto intervistare. Ringraziamo per aver voluto partecipare Sandra Truccolo e Filippo Fazioli (intervistati dalla classe 3A) e Igor Trocchia (intervistato dalla classe 3B).

Speriamo di poter riprendere al più presto in modo normale e continuo le nostre attività sportive. Nel frattempo, ascoltare le opinioni di sportivi professionisti è di grande aiuto per tutti. Abbiamo apprezzato molto il tempo che abbiamo speso con questi atleti, e ringraziamo il professor Marton per aver reso questi incontri possibili. Speriamo di essere riusciti a condividere al meglio questa esperienza! Alla prossima!

Stefano Berta e Carlo Farina

Sandra Truccolo è un’atleta paralimpica classe 1964. A 24 anni subisce un grave incidente stradale, che la costringe in sedia a rotelle. Dopo l’incidente scopre il mondo dello sport, che la aiuterà a stare meglio con se stessa e a scoprire un lato di sé a lei sconosciuto: quello sportivo. Due volte campionessa mondiale di tiro con l’arco, pratica a livello competitivo la canoa e molti altri sport.

Secondo Sandra i valori dello sport devono essere trasmessi dai genitori e poi ampliati con la passione. Senza la lealtà e l’onestà tutti sono in grado di vincere, per questo Sandra pensa che lo sport è partecipazione e non la sola vittoria, leale o sleale che sia.

Ciao Sandra! Come stai oggi?Sandra Truccolo

Ciao! Io sto bene, grazie a voi per avermi invitato.

A 24 anni hai avuto un incidente: prima di allora eri interessata allo sport?

In realtà no, non ero mai stata attratta dal mondo sportivo, soprattutto da quello competitivo. Mi limitavo a dei semplici giri in bicicletta, quelli invece mi piacevano.

Com’è stata la tua ripresa psicologica dopo l’incidente?

Sicuramente è stata molto difficile. Ho passato molti periodi di depressione, ma lo sport è riuscito ad aiutarmi.

Perché, tra tutti gli sport, hai scelto proprio il tiro con l’arco?

Ho provato il tiro con l’arco perché era vicino a casa, e il mio allenatore ha da subito riposto molta fiducia in me. Dopo qualche mese ho fatto la mia prima competizione. Ho provato molti altri sport, ma il tiro con l’arco è quello che preferisco, perché mi ha aiutato a star bene con me stessa.

Anche la canoa mi piace molto, infatti sono anche riuscita a vincere l’argento mondiale. Proprio grazie alla canoa, tra l’altro, ho conosciuto mio marito, ma il tiro con l’arco rimane comunque il mio preferito.

Quanti trofei hai vinto? E quali erano le tue emozioni nel momento della vittoria?

Effettivamente non ricordo quanti trofei sono riuscita a vincere, ma i più importanti sono sicuramente le olimpiadi e i mondiali. Ricordo vivamente la sensazione di orgoglio e soddisfazione quando ho vinto, perché rappresentavo non solo me, ma anche la squadra e soprattutto l’intera nazione.

Hai un idolo o una particolare ispirazione?

La mia compagna di squadra è sempre stata un punto di riferimento per me, sia all’inizio della mia carriera che ora.

Quali sono i valori più importanti che, secondo te, lo sport dovrebbe trasmettere?

I valori che lo sport dovrebbe trasmettere a tutti sono molti, ma il più importante per me è la lealtà. Alcuni sportivi non sono leali, parliamo infatti dei casi di doping che ormai sono sempre più frequenti, ma credo che sia molto importante essere leali con se stessi e con gli altri.

Cosa pensi della situazione dello sport ora?

Non è un bel momento per lo sport a causa del Covid-19. Penso che lo sport dovrebbe essere educativo e coinvolgente per tutti, invece ora viene valorizzato solo chi ha qualità. E ancora una volta, ci sono molti sport “sporchi”, in cui gli atleti sono disposti davvero a fare qualsiasi cosa per poter vincere.

Puoi dirci una frase che racchiude un significato importante per noi ragazzi?

Non avere limiti. È importante dare credito alle proprie passioni e inseguire i propri sogni.

Grazie mille Sandra, ti auguriamo il meglio per la tua carriera!

Grazie a voi per le bellissime domande!

Stefano Berta e Carlo Farina (classe 3A)

Filippo Fazioli è un giocatore di basket professionista classe 1998. Inizia a giocare da giovanissimo, e si fa subito notare per il suo talento. Dopo molti anni passati a competere nei settori giovanili, decide di intraprendere una carriera sportiva a livello professionistico. Ora gioca come playmaker nella serie B, con la squadra del Basket Mestre.

Secondo Filippo c’è molta differenza tra il Basket giocato per passione e quello giocato per lavoro, perché spesso i soldi prevalgono sulla passione e perché giocare a basket per lavoro diventa una routine. Dopo aver finito la sua carriera da giocatore Filippo vorrebbe iniziare una carriera da allenatore, partendo dalle serie minori fino ad arrivare ai livelli più alti.

Ciao Filippo! Grazie per essere qui con noi oggi!Filippo Fazioli

Grazie a voi per avermi chiesto di partecipare!

Hai iniziato a giocare a basket da giovanissimo: eri interessato anche a qualche altro sport?

Sì, ero interessato a tutti gli sport che avevano una palla: calcio, basket, tennis, ping-pong… insomma, un po’ di tutto.

Chi si è accorto del tuo talento?

Quando ho iniziato a giocare per una squadra giovanile non competitiva l’allenatrice si è accorta subito di me. Da lì è iniziato tutto.

Com’era il tuo rapporto con i genitori quando hai deciso di iniziare a giocare professionalmente?

Fortunatamente non ho mai avuto nessun problema con la mia famiglia, anzi. Considero i miei familiari molti importanti per i momenti difficili e gli sono riconoscente per il loro supporto.

Qual è la differenza tra giocare per passione e giocare professionalmente?

Anche se a livello professionale ci si diverte molto e i valori che si apprendono con la passione sono importanti anche per il lavoro, ci sono molti cambiamenti, perché quello che prima era un divertimento ora è routine, ed è necessario impegnarsi di più.

Cosa riesce a tenere viva la tua passione?

Il rapporto tra me e il basket si può definire un amore a prima vista, che ha acceso subito in me la passione. Ancora oggi sento la passione che è dentro di me, che mi fa apprezzare qualsiasi cosa del mio lavoro.

Quali sono i valori che lo sport dovrebbe trasmettere?

Ci sono molti valori che lo sport può trasmettere, tra cui la relazione con gli altri, la vita di gruppo e il rispetto delle regole. Lo sport trasmette valori umani, ed è importante ricordare che prima del giocatore c’è la persona. Anche se si pratica uno sport da molto tempo, non si finisce mai di imparare, né tantomeno di fare nuove conoscenze ed esperienze.

A proposito della vita di gruppo, com’è il tuo rapporto con la tua squadra?

Personalmente sono sempre andato d’accordo con tutti. In generale, penso che sia molto importante essere disponibili a stare con gli altri e socializzare, anche con chi è un po’ più timido. Bisogna sempre ricordare che è molto importante che una squadra remi sempre nella stessa direzione, per poter funzionare.

Dove ti rivedresti tra cinque anni?

Vorrei riuscire a migliorare il più possibile, perché la carriera sportiva finisce presto. Mi piacerebbe fare l’allenatore, e mi piacerebbe molto stare a contatto con bambini e ragazzi.

Grazie mille Filippo, ti auguriamo il meglio per la tua carriera!

Grazie a voi per l’opportunità.

Stefano Berta e Carlo Farina (classe 3A)

La classe 3B ha avuto l’onore di intervistare l’allenatore di calcio delle giovanili del Pontisola. Insieme ai suoi ragazzi prese una decisione importante: abbandonare il torneo per degli insulti razzisti, diventando uno degli eroi della collana Einaudi. Poi decise di allenare dei ragazzi sordomuti, per coltivare la loro passione più grande.

Cosa ne pensa delle volgarità razziste negli stadi?

Penso che non portano a nulla, e invece di insultare gravemente qualcuno meglio dire che non ti piace e finirla lì. Io ho avuto la sfortuna di sentire queste volgarità in prima persona, rivolte ad un ragazzo della mia squadra. Per me è stato difficile fare finta di niente. Ma c’è bisogno di equilibrio e pazienza.

I ragazzi insultati come passarono quel momento?Igor Trocchia

I ragazzi sono riusciti a superare quel momento grazie al supporto della squadra e al calore della propria famiglia e dei propri amici. Sono segni indelebili, ma si possono superare con l’aiuto di tutti e la propria forza mentale.

Come spiega le tattiche di gioco ai ragazzi sordomuti?

Per loro adesso essere ritenuti sordomuti è un'offesa, perché adesso hanno un apparecchio autistico che gli permette di ascoltare come tutti; altrimenti c’è un traduttore che spiega con la lingua dei segni ciò che il mister dice.

Come si è sentito quando ha lasciato il torneo?

Ero arrabbiato, perché sarebbe stata una cosa bellissima andare alle finali con i ragazzi. Ma questo avvenimento mi fece decidere anche con i ragazzi di abbandonare il torneo, per far capire alla gente la gravità della cosa. Ma purtroppo non è servito a niente.

Come si è sentito quando è stato nominato cavaliere dell’ordine al merito della Repubblica italiana?

Mi sono sentito molto orgoglioso: una sensazione unica. Ma mi sentivo anche una grande responsabilità addosso, perché alla fine non volevo tutta questa popolarità per aver abbandonato un torneo con la mia squadra. Sono molto felice che molte persone abbiano capito il perché del nostro abbandono.

Nel percorso della sua vita, oltre al torneo, cosa ha dovuto affrontare?

La società faticava a capire che il gesto da noi fatto è più importante di una finale di torneo. Anche molti genitori non capirono il perché della decisone: secondo loro i ragazzi mi servivano solo per la popolarità.

Quali sono secondo lei i valori fondamentali del calcio?

Prima cosa si è una squadra e bisogna accettare le diversità di tutti. E poi c’è l’amicizia, che è il valore più bello.

Quali sono i problemi del calcio?

Molto spesso l’allenatore non ha competenze. Prima non c’era bisogno di un patentino di allenatore per allenare, come negli altri sport, e non mi sembrava per niente giusto. Un altro problema sono i ragazzi che in campo sono troppo volgari con le parole: secondo me non è un posto dove si può fare o dire quello che si vuole, come a scuola o a casa, perché ci sono delle regole e le regole vanno rispettate.

Perché ha deciso di allenare squadre giovanili?

Ho iniziato a farlo a 20 anni. Ho voluto allenare squadre giovanili perché per me non bisogna far crescere i ragazzi solo calcisticamente, ma anche mentalmente, e far sì che diventino uomini maturi e rispettosi. Più avanti ho smesso perché sono diventato padre di due bellissime bambine e ho deciso di “mollare” per un po' per crescerle e farle diventare delle donne rispettose e mature.

Oltre al calcio ha altre passioni?

Mi appassiona tutto quello che è sport. Mi piace molto anche giocare a tennis, ma poi momentaneamente si molla tutto per fare il genitore e donare amore.

Come ha organizzato gli allenamenti durante la quarantena?

Ci siamo preparati per delle olimpiadi a maggio. Quel periodo è stato molto interessante perché abbiamo anche avuto del tempo per parlare, che prima non avevamo. Si sono impegnati, comunque, e quando stavamo a casa parlavamo di arrivare al proprio obiettivo e di non arrendersi mai. Anche se preferisco gli allenamenti in presenza, perché dire di fare degli esercizi davanti al computer non ha senso: è sempre meglio guardarsi in faccia e farlo insieme.

Che progetti ha per il futuro?

Di certo continuare la lotta contro il razzismo e contro il bullismo; e portare magari la mia esperienza e questa lotta nelle scuole. Allenare e divertirsi con dei ragazzi sorridenti, che vogliono coltivare la propria passione. E continuare a coltivare le mie passioni.

Allena qualche squadra?

Ora alleno la squadra under quindici a Brescia. Costruire successo, ma in realtà miro a una crescita personale ed emotiva. Aiutare i ragazzi a migliorare sempre di più, continuando a fare esercizio, ma soprattutto allenando divertendosi.

Alessia Pistritto (classe 3B)